domenica 15 novembre 2009 / in:

Patetici. Arriva il Si Berlusconi Day. Stesso luogo, stesso giorno.


Per la prima volta nella storia di questo paese un partito pieno di soldi come il PDL governato dall’uomo più ricco e potente d’Italia è costretto ad inseguire una manifestazione nata dalla Rete. I vari circoli della libertà (vigilata) hanno lanciato il SiBerlusconiDay per contrastare l’ondata di gente che non ne può più di questa politica del compromesso e del malaffare. Questo è già un grande successo. Una vittoria a tavolino del popolo della Rete che costringe il vecchio a dimenarsi per non essere inghiottito, digerito ed estirpato. Solo una cosa mi fa paura. Questi intelligentoni del SiBerlusconiDay hanno piazzato la manifestazione per lo stesso giorno e nello stesso luogo del NoBerlusconiDay. Cercano la rissa? E’ questa la subdola strategia per infangare l’iniziativa nata in Rete? Patetici.

FONTE

commenti (9) / Read More

sabato 24 ottobre 2009 / in:

Il giornalismo secondo Feltri


Cronistoria del fenomeno Feltri: un misto di falsi scoop, rivalutazioni del fascismo e linguaggio da bar. Fino al ritorno al 'Giornale', da trasformare in una fabbrica di linciaggi in serie

Vittorio FeltriLa prima patacca accertata è del 1990, ai tempi in cui Vittorio Feltri dirige "L'Europeo": un'intervista sul rapimento Moro a tale Davide, "carabiniere infiltrato nelle Br" che avrebbe fatto irruzione nel covo di via Montenevoso. è un racconto "esplosivo" su presunti memoriali e audio di Moro dalla prigionia, con tanto di dettagli erotici sui brigatisti Franco Bonisoli e Nadia Mantovani sorpresi nudi a letto. Peccato che sia tutto falso, dalla prima all'ultima riga, e il "Davide" in questione non esista neppure.

Nasce così, quasi vent'anni fa, il fenomeno Feltri: un misto di bufale (come quella su Alceste Campanile "assassinato da Lotta Continua", mentre è stato ucciso da Avanguardia nazionale), rivalutazioni del fascismo ("Peccato che a scuola si continui a studiare la Resistenza") e linguaggio da bar (vale per tutti il titolo sul calcio negli Usa: "Agli uomini piace, alle donne no, ma i negri non lo sopportano", da cui si deduce che i "negri" non appartengono alla categoria né degli uomini né delle donne. Nel ?92 Feltri è contattato da Andrea Zanussi, editore de "L'indipendente", al quale spiega che il quotidiano "ha bisogno di una bella iniezione di merda". Detto, fatto. è il periodo di Mani Pulite e lui lo cavalca proponendo titoli come "Cieco, ma i soldi li vedeva benissimo", riferito a un presunto tangentista non vedente.

Segue un falso scoop sulla morte di Pinelli, un attacco a Indro Montanelli ("è arrivato il tuo 25 luglio"), e il linciaggio di Norberto Bobbio ("mandante morale dell'omicidio Calabresi"), più un po' di insulti alla Guardia di Finanza (che in quel periodo sta indagando sul Cavaliere). Quasi inevitabile nel ?94 la promozione al "Giornale", appena lasciato da Montanelli. Qui Feltri si fa riconoscere subito per i titoli farlocchi tra cui un mitico "La lebbra sbarca in Sicilia, contagiati a Messina quattro italiani" (vero niente). Notevole anche "Berlusconi vende la Fininvest", così come la patacca sui miliardi di Milosevic "trasportati in sacchi di juta dalla Serbia all'Italia".


Altrettanto sballate le accuse ai giudici Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio di essere soci in una cooperativa edilizia con Curtò e Ligresti. Non mancano nuove "inchieste" revisioniste sul fascismo, come quella sull'attentato di via Rasella corredata da una foto falsificata della testa di un bambino staccata dal tronco: la cosa arriverà alla Cassazione, che nell'agosto 2007 condannerà il direttore parlando di un "quadro di vere e proprie false affermazioni". Avanti così, e nel ?95 Feltri si inventa che "la scorta del presidente Scalfaro ha sparato a un elicottero dei pompieri" (ovviamente è il periodo dello scontro politico fra il Quirinale e Berlusconi).

Di due anni dopo è un'intervista taroccata a Francesco De Gregori contro il Pci, un pezzo per cui il cantante porta Feltri in tribunale ottenendone la condanna. Sempre nel ?97 una nuova - più grave - patacca costa a Feltri il posto: è quella sul presunto "tesoro" di Antonio Di Pietro, cinque miliardi di lire che l'ex pm è accusato di aver preso da Francesco Pacini Battaglia.

Dopo parecchie querele, alla fine è lo stesso direttore a dover ammettere che si tratta di "una bufala". Segue per Feltri un periodo al "Borghese" e al gruppo Riffeser, fino alla fondazione di "Libero", dove chiama a scrivere il puparo di Calciopoli Luciano Moggi e l'ex agente del Sismi Renato "Betulla" Farina. Per lanciarsi, il quotidiano ha bisogno di fuochi artificali: di qui la falsa notizia che un centro sociale milanese è un covo dell'Eta basca, di qui uno "scoop" su Donna Rachele titolato "Mussolini era cornuto". Poi arrivano le accuse trasversali a Sergio Cofferati per l'omicidio Biagi ("La Cgil indica i bersagli da colpire") e un altro falso scoop su Berlusconi ("Vuole lasciare la politica").

Ma non basta, e allora Feltri parla di pedofilia pubblicando cinque foto di preadolescenti nudi in pose inequivocabili (con conseguente radiazione dall'Ordine, poi tramutata in "censura"). Di questa fase resta però ai posteri soprattutto l'elegante prima pagina con un disegno di Prodi nudo a quattro zampe e con il sedere alzato, pronto a farsi sodomizzare da un tappo di champagne con la faccia di Berlusconi.

di Alessandro Gilioli
espresso.repubblica.it 02-09-09

commenti (8) / Read More

lunedì 19 ottobre 2009 / in:

Un grande gruppo televisivo piegato agli interessi del Capo

C’è una frase, attribuita a Nietzsche che, soprattutto in questi giorni i vertici di Mediaset farebbero bene a rammentare: “L'unico peccato che non mi perdono è aver costretto qualcuno ad aver vergogna di se stesso”. E già che ci sono quegli stessi vertici farebbero bene a chiedersi chi e perché li costringe a trasformare un grande gruppo privato che produce informazione e cultura in una sorta di macchina da guerra a protezione degli interessi padronali. Per esempio, conoscevamo Fedele Confalonieri come un garbato signore lombardo capace di moderare con ironia gli eccessi del suo amico Silvio. Ce lo ritroviamo, implacabile esecutore di ordini superiori mentre caccia su due piedi Enrico Mentana. Ma è tutto l'insieme che sembra aver perso l'orientamento sotto il tallone del comitato elettorale del premier.

A Mediaset, per fortuna, sono ancora in molti a conservare il rispetto per se stessi e per il loro lavoro. Come dimostrano i rifiuti di alcuni direttori (compreso il tanto vituperato Fede) a mettere in onda il vergognoso video sul giudice Mesiano, reo di aver condannato Fininvest a pagare 750 milioni per la sentenza truccata. Ma anche l'argine della professionalità e della deontologia è destinato ad essere presto travolto dalle truppe speciali addette alla calunnia e allo sputtanamento. Colpiscine uno per educarne cento è il loro slogan. Al resto ci pensa il manganello mediatico.

D'ora in avanti giudici e giornalisti ci penseranno bene prima di fare gli eroi se non vorranno finire attenzionati dalle teste di cuoio di Canale5. Ben supportate dalle informative del Giornale e dalle foto allusive dei Signorini boys. Questi, stiamone certi, non si accontentano più di un paio di calzini turchesi. La speranza è che dentro Mediaset qualcuno dica: adesso basta.
da Il Fatto Quotidiano n°23 del 18 ottobre 2009

commenti (4) / Read More

mercoledì 14 ottobre 2009 / in:

La risposta dell'On. Picierno

L'On. Pina Picierno (PD) ha risposto sul suo blog al quesito che le avevo inviato (leggi il post Cara Pina ti scrivo), in cui le chiedevo il perchè della sua assenza dalla Camera il giorno 29 Settembre 2009, quando si votava sulla pregiudiziale di incostituzionalità dello scudo fiscale promossa dall'Italia dei Valori. Ricordo che in quell'occasione lo scudo fiscale fu salvato dalle assenze dell'opposizione (del Pd soprattutto).
Questa è la risposta della Picierno:

"Ci tengo a rispondere anche qui sul blog, come ho già fatto su facebook e via mail a tutti coloro che mi hanno scritto, in merito alla notizia della mia assenza al momento del voto sulle pregiudiziali contro lo scudo fiscale.

Non ero assente, ma ho avuto un problema con la mia scheda che mi ha impedito di partecipare alla prima votazione.
Come è possibile verificare dal sito della Camera, ho partecipato a tutte le successive votazioni e sono anche intervenuta durante la seduta notturna.
Non cerco scuse, ma credo sia utile rendere pubblico quanto accaduto."

La Picierno, quindi non sarebbe stata assente, ma il suo voto non sarebbe risultato a causa di un malfunzionamento del sistema di votazione elettronica.
Prendiamo queste giustificazioni per vere, e diciamo pure che si è bonariamente dimenticata di far mettere a verbale il malfunzionamento del suo voto, cosa che avrebbe cancellato ogni dubbio sulla sua presenza, visto che qualsiasi malizioso potrebbe ancora pensare che la Picierno sia arrivata semplicemente in ritardo alla Camera per la prima votazione.
Crediamole, quindi. Ma a questo punto, il quesito diventa un altro: possono dei guasti al sistema di voto elettronico condizionare il risultato di una votazione?Abbiamo visto come lo scudo fiscale sia passato per pochi voti (o per le molte assenze dell'opposizione, come preferite), ma se lo scarto fosse stato davvero minimo? Considerando la superficialità di alcuni nostri parlamentari, che non segnalano neanche il problema, il voto sarebbe falsato. Non è il caso della votazione sulla pregiudiziale di incostituzionalità dello scudo fiscale, sul quale il Pd stesso ha fatto harakiri, ma faccio un discorso più ampio. Non è la prima volta che un parlamentare, dopo esser finito al centro dell'attenzione per un suo voto o non voto, scarica sul malfunzionamento della tastiera. Vorrei capirci di più e sapere quanto alla fine c'è di vero. Se fosse così, il sitema di votazione elettronica andrebbe sicuramente rivisto. Altrimenti, i parlamentari dovrebbero timbrare il cartellino per entrare alla Camera e al Senato.

commenti (6) / Read More

lunedì 5 ottobre 2009 / in:

Lectio magistralis

Napoli, 5 Ottobre 2009 -Facoltà di Scienze Politiche della Federico II di Napoli

Mentre il Presidente della Camera Gianfranco Fini teneva una lectio magistralis in Diritto Costituzionale (Rappresentanza e Governo, a quanto pare, era l’argomento), fuori la Facoltà le forze dell’ordine davano un esempio pratico dell’applicazione dell’articolo 21 della Costituzione. Ecco il nauseante paradosso: nell’aula Spinelli Fini spiega la teoria, mentre fuori la pratica sembra tutt’altra cosa.

Ore 10:15

Tutto tranquillo. Le forze dell’ordine presidiano la zona, nessuna manifestazione e nessun disordine è nell’aria. Alla Facoltà possono accedere solo coloro che sono sulla "lista degli invitati". Questione di ordine. Un centinaio dentro, tutti gli altri fuori, dispersi. Poche decine di studenti davanti la sede Centrale a fare qualche coro, niente di più.

Possibile?Con Fini nella nostra Facoltà, questo è tutto?

Preso dallo sconforto io e Francesca decidiamo di prendere l’iniziativa, ma senza cattive intenzioni e con la sola voglia di esprimere pacificamente il nostro disappunto nei confronti del Presidente della Camera. Con Fini che doveva ancora arrivare, decidiamo di preparare un piccolo cartellone con scritto:

“TORNA A CASA FINI

Apriti cielo! Anche se privo di offese e di fantasia, neanche il tempo di terminarlo che già siamo braccati come i peggiori degli eversivi. Ci chiedono di allontanarci, eppure non abbiamo fatto niente. Io e Francesca protestiamo, è un nostro diritto esprimere il nostro pensiero nelle forme che vogliamo. Arrivano addirittura rinforzi che ci scortano fino Corso Umberto dove poi mi prendono le generalità (più tardi, lo stesso poliziotto mi chiederà una seconda volta il documento, perché ero rientrato in via Rodinò).
Uno di loro mi spiega che non si poteva esibire il cartellone, innanzitutto per ordine pubblico (???), secondo perchè quello che abbiamo scritto “è opinabile” (???), terzo perchè per le manifestazioni in luogo pubblico (???) bisogna avvertire le forze dell’ordine almeno tre giorni prima. Ci consigliano di andare a leggere la Costituzione. Secondo loro, quindi, la Costituzione dice che avrei dovuto avvertirli,almeno tre giorni fa, di un “corteo” a cui avrebbero partecipato ben 2 persone che avevano intenzione di esibire un cartellone con scritto “Torna a casa Fini”. Più tardi scopriamo che mentre prendevamo appunti sulla nuova e revisionista interpretazione del dettato costituzionale, il Presidente Fini entrava felicemente in Facoltà. Occasione persa. Poco male, la nostra “lectio magistralis” già l’avevamo avuta, ed è stata molto più interessante.

Di fatto, ci è stato negato un nostro diritto. E dov’è la novità? Semplice, non c’è.

Poi arriva uno Scodinzolini qualunque (oops Minzolini), che dice che in Italia non esistono problemi democratici che riguardano la libertà di espressione e di stampa.

ps
Prestigiosa la capatina di Fini nella nostra Facoltà, peccato che agli studenti non rimarrà nulla di questo evento. Anzi forse si: la Facoltà non è mai stata così pulita.

Please, wait.

mirco_siri

commenti (3) / Read More

domenica 4 ottobre 2009 / in:

Firmalesta e assenteisti: lunga vita al Re

Art. 2 della Costituzione italiana:
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. "
Quindi la solidarietà economica è un dovere inderogabile che lo Stato richiede. Berlusconi con lo scudo fiscale ha derogato l'inderogabile, quindi. Ancora: profanato il principio della capacità contributiva (art. 53 Cost. Ita. clicca qui).
Ma, anche se perplesso, il Capo dello Stato ha autografato lo stesso il provvedimento, rinunciando ad un suo altro diritto-dovere prescritto nella Costituzione, cioè quello di rimandare alle Camere una legge nella quale rivervi dubbi di liceità. Il suo pensiero è più o meno questo: che la rimando a fare se poi riapprovano l'atto e lo devo firmare per forza?
Cade dalle nuvole, Firmalesta, facendo finta di non conoscere quale significato e conseguenza politica, per maggioranza e governo, potrebbe avere un suo rifiuto di firmare un atto.
A favorire il progetto dell'Antistato Berlusconico, oltre Giorgio Firmalesta, anche gli assenti al momento della votazione finale del decreto (che ricordo, era un voto di fiducia: se il governo fosse andato sotto, Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere, e avremmo preso due piccioni con una fava). Una grazie ai 24 assenti del pd, ai 7 dell'udc e all'unico dell'idv che non sono andati a Roma per votare, pur pagandogli noi, con le nostre tasse, il biglietto del treno. Scommetto che erano tutti malati.

mirco_siri

commenti (8) / Read More

venerdì 2 ottobre 2009 / in:

Cara Pina ti scrivo

Trovo sul sito de Il fatto quotidiano l'elenco dei parlamentari, quasi esclusivamente del PD, che il 29 settembre, con la loro assenza, hanno permesso alla maggioranza (anch'essa in sottonumero) di far passare lo scudo fiscale. Si votava la pregiudiziale di incostituzionalità.
Tanti bei nomi, a partire dai leader come Franceschini, D'Alema, Rutelli, Fioroni, Damiani...
Ma c'era anche un'altra assente di lusso del PD, almeno per me: Pina Picierno, mia conterranea (provincia di Caserta).
Ventotto anni, ex pupilla di De Mita ed ex ministro ombra delle Politiche Giovanili del governo ombra. Ma di lei, il 29 settembre alla Camera, neanche l'ombra.
Visto che la sua assenza e quella degli altri parlamentari ha permesso allo "scudo fiscale" di proseguire l'iter parlamentare, con soddisfazione dei mafiosi, ho lasciato sul suo sito un piccolo messaggio:

"On. Pina Picierno,
sono un ragazzo delle sua provincia. Di Marzano Appio, per la precisione. Volevo chiederle cosa ha avuto di meglio da fare Lei nel giorno in cui alla Camera si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dello “scudo fiscale”, visto che è risultata assente insieme ad altri 50 dei suoi compagni di partito (tra cui il Suo leader Franceschini), 2 dell’Idv e 5 dell’Udc. Leggo che Ha partecipato anche alla manifestazione nazionale a Fondi contro le mafie del 25 settembre scorso, ma con la Sua assenza e quella degli altri parlamentari, avete perso un’occasione per far seguire alle parole i fatti. Spero vivamente in una Sua risposta."

Fate come me, lasciate un messaggio sul suo sito a questa promessa della politica italiana. E, se volete, fatelo qui, nel post in cui informa della manifestazione nazionale a Fondi contro le mafie del 25 settembre scorso, dove lei stessa ha preso parte insieme al suo leader Franceschini.
Ma appena quattro giorni dopo, un piccolo aiutino alle mafie è arrivato proprio da loro.

ps
Pubblicherò ogni sua eventuale risposta.
Please,wait

mirco_siri

commenti (6) / Read More

giovedì 1 ottobre 2009 / in:

Fiasco fiscale

Se le stanno inventando tutte pur di far credere che questo scudo "fiscale" serva anche a qualcuno che non sia un mafioso o comunque un evasore. E se lo possono permettere, perchè dall'altra parte non c'è nessuno che obietta. Con l'idv praticamente oscurata e con il Pd tutto preso dalle baruffe congressuali, il momento è propizio per le balle.
Questo "scudo" sarebbe la ricetta di Berlusconi contro l'evasione, in particolare contro i paradisi fiscali, dove a quanto pare anche lo stesso premier conserva giusto qualche risparmio per la vecchiaia. Comunque, con lo scudo i capitali all'estero potranno rientrare pagando solo il 4% di tasse. La è beffa doppia, se non tripla. I capitali che sono all'estero, specie nei paradisi fiscali, hanno già procurato un danno al nostro erario se sono (com'è presumibile) soldi sporchi. Adesso questi capitali potrenno rientrare pagando una cifra irrisoria, danneggiando ulteriormente le casse dello Stato.
Contro i paradisi fiscali serve una risposta strutturale, non improvvisata. Perchè lo "scudo" non impedisce agli evasori e ai mafiosi di continuare ad espatriare i capitali per evadere o per nasconderli.
Alla fine, chi è stato preso in giro è chi ha sempre pagato le tasse. Chi ha fatto in modo di non pagarle, ha avuto ragione, e ora può rendere pulito il suo conto pagando solo una tangente del 4% allo Stato.
Altra balla. Berlusconi: "Con questi soldi aiuteremo i bisognosi". Con quali soldi?Quelli dei conti privati?Anonimi, tra l'altro. Ballissima. Lo stato non avrà nessun beneficio da questo rientro di capitali perchè non ci si pagano tasse, se non sulle rendite (oltre a quella miseria del 4%, s'intende). Bisognerà vedere se i proprietari di questi capitali investiranno, ma se già la loro provenienza ha dell'oscuro (evasione, traffico di droga, o vattelappesca...), si può ben immaginare l'uso che se ne farà: sempre nel malaffare.
Chi altro ci guadagna?Le banche naturalmente. Mediolanum?Ssshhhh!!!!

In conclusione: in futuro i furbacchioni continuerano a sfruttare i paradisi fiscali (perchè non dovrebbero?chi me lo spiega?), a maggior ragione se c'è qualcuno che da un giorno all'altro ti può tirare fuori un condono; chi ha sempre pagato le tasse, invece, si sta giustamente domandando perchè lo ha fatto.

mirco_siri

commenti (5) / Read More

mercoledì 30 settembre 2009 / in:

Meno male che Silvio c'è

Dai ragazzi, basta con questo disfattismo. E' ora di finirla! Non vi rendete conto che il popolo è delle Libertà?Ci sarà un motivo, no? E allora...
Anche questo scudo fiscale: Berlusconi lo sta facendo per noi, non per le banche, per la mafia o per se stesso. Non lo farebbe mai, su. E tutti questi ricorsi ai decreti legge e alla fiducia. Non lo fa per imporsi sul Parlamento, lo fa per non stressare troppo i parlamentari. Poverini, quello pure è un fastidio star sempre li a votare cose che manco leggono.
E le escort?Io non ci credo che Berlusconi sia stato con una escort. Casomai è la escort che è stata con Silvio. Cosa cambia?Cambia, cambia.
Non è vero neanche che non c'è libertà di informazione in Italia. Infatti tutti sono liberi di scrivere quello che pensa lui. E chi non la pensa come lui, è altrettanto libero di comprarsi una televisione propria; così possono fare i comunisti come e quando vogliono, non a spese sue o dei contribuenti (che contribuiscono alla tv pubblica, cioè del popolo, che è sempre delle libertà).
Ed è altrattanto falso che all'estero ridono di noi. Michelle Obama non ha salutato con un bacio Berlusconi solo perchè aveva mal di schiena e non si poteva calare di quel mezzo metro necessario. E basta anche con questa storia delle gaffes. Se gli altri non hanno senso dell'umorismo, non è certo un problema suo.
Meno male che Silvio c'è (e non ci fa).
Ah, gli asini volano. E i Vespa strisciano.

mirco_siri

commenti (8) / Read More

/ in: ,

Presidente, non firmi!


Signor Presidente,

il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa.

Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediarie professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.

Le prime due previsioni, in realtà, non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale: da anni (dal 2000) una legge costruita all’esplicito scopo di impedire i processi penali in materia di reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori. Perché l’evasione fiscale costituisca reato bisogna evadere un’imposta superiore a 103.000 euro per ogni anno di imposta; e i casi di evasione superiori a tale soglia si aggirano intorno al 10 % del totale. E’ormai impossibile celebrare un processo per falsa fatturazione, e dunque anche per frode all’Iva comunitaria: quando si scopre una “cartiera” (una società che emette fatture false) e quindi si scoprono gli “utilizzatori finali” (secondo una recente definizione che ha avutomolto successo) di queste fatture, poi non si può fare un unico processo ma tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale; il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire nella quasi totalità dei casi la prescrizione. Infine, una delle forme più insidiose di evasione fiscale, quella commessa mediante la sistematica falsificazione della contabilità (il sistema seguito dalla quasi totalità degli evasori), è stata considerata un reato lieve, punito con una pena massima di 3 anni di reclusione; il che significa che nessuno va mai in prigione per via di sospensione condizionale della pena, indulto, affidamento in prova al servizio sociale.

Quanto al falso in bilancio, non è certo una novità che dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi (che ha consentito allo stesso Berlusconi di essere assolto in molti processi in cui era imputato per questo reato), in Italia di processi del genere non se ne fanno più: il falso in bilancio è divenuto un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto.

Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persona e altri delinquenti di grosso livello.

Signor Presidente, il danaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino. Il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenzia visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano il loro denaro a Miami e lo “ripuliscono”pagando circa il 50 per cento: questo è il prezzo del riciclaggio. Se passasse questa legge, avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore: lo scudo fiscale costa solo il 5 per cento.

E’vero, la nuova legge prevede che la possibilità per banche e altri intermediari di non rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio sia limitata ai reati fiscali e al falso in bilancio. Ma, signor Presidente, chi glielo spiegherà alle banche (che certamente non hanno molto interesse a scoraggiare queste iniziative da cui ricavano dei bei soldi) che i capitali che rientrano provengono da un traffico di armi e non da evasione fiscale? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di altri truci e violenti delitti?

Non si può, signor Presidente: questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità.

Signor Presidente, questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano penale, trasmetterà un messaggio di opportunismo: renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità, peggio è antieconomico. E’ una legge criminogena perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che “pagare le tasse” è cosa inutile, perfino stupida, tanto,prima o poi …. E dove invece e purtroppo avrà concrete conseguenze, sitratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Magistratura non potranno nemmeno trovare le prove di questi reati, forse conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito.

Signor Presidente non firmi questa legge; eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità, peggio, di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili.

SOTTOSCRIVI L'APPELLO QUI

FONTE: L'Antefatto - Blog del Fatto Quotidiano

Aquilarossa696

commenti (5) / Read More

martedì 29 settembre 2009 / in:

La lezione di Tarantini

“Ho pensato che le ragazze e la coca fossero una chiave d'accesso per il successo nella società”. Le ragazze e la coca. D'accordo: è il verbale d’interrogatorio di Gianpaolo Tarantini (“imprenditore” attivo in entrambi i rami commerciali), non proprio un maître à penser. Il rumore delle parole di Tarantini è quello del gessetto sulla lavagna. Molte donne, in questi mesi di pornografico elogio delle più anatomiche tra le virtù muliebri, avvertono fastidio. E non soltanto all'orecchio.

Il mestiere più vecchio del mondo. Almeno le etère (escort dell’antichità ellenica) erano colte e quelle del boudoir non erano le uniche arti di cui avevano conoscenza. Fare spallucce, magari ricordando il “così fan tutti/e” naturalmente non ha alcun senso. Se il cammino dell'uomo non porta a un'evoluzione, che progresso è? Dal 1946, anno della (gentile) concessione del voto a oggi, le donne italiane hanno conquistato libertà, indipendenza, istruzione, emancipazione. Restano legacci dai quali liberarsi? Un esempio per tutti: l'obbligatorietà della bellezza, anche senza voler resuscitare vecchi slogan e forme di lotta che non hanno più significato (vedi alla voce bruciare confortevoli ed eleganti reggiseni). Konrad Lorenz “dimostrò” che anche i pesci rossi hanno il sentimento della bellezza: vuol dire che c'è qualcosa di animale. La legge di natura però si fa sempre più spietata: non sei, se non sei bella. E non sei mai abbastanza bella: l'estetica di plastica impone canoni quasi inarrivabili (se non per via chirurgica). Così il nostro corpo non è la forma esterna del nostro essere, ma solo un oggetto condannato all'inadeguatezza.

Il disagio che le donne italiane oggi provano davanti alla rappresentazione di sé deve portarci qualcosa di più che una riflessione. Invece non c'è stata un presa di coscienza collettiva da parte del “secondo sesso” (come Simone de Beauvoir lo definì in un suo famoso saggio). Qualcuno ne ha scritto, certo. Soprattutto fuori dell'Italia. Ma comunque non basta. Il rischio di tornare indietro anni luce e scivolare di nuovo nel precipizio della subordinazione è tanto più alto quanto più ne siamo inconsapevoli. Gli scienziati ci dicono che il Dna ha una memoria lunga, di molte generazioni: nelle ventenni di oggi c'è ancora una nonna a cui veniva detto “taci” e chiesto solo di esistere nella relazione con uomini di cui era madre, sorella, moglie. Senza contare la complessità e la fatica del ruolo. Desiderare una famiglia non può escludere la realizazzione di sé. Che abbiamo studiato a fare, se l'ambizione massima è avere forme compatibili con la bella presenza per sfondare il piccolo schermo? E poi: quell'organo che disgraziatamente diede il nome all'isteria, come può avere cittadinanza nelle nostre vite e nei nostri desideri? Maternità fa tristemente rima con difficoltà. La quotidiana fatica di essere dieci cose in una non deve diventare un alibi: la metaforica pacca sul culo che tutti i giorni ci tocca subire non è galanteria.

Un gioco sul web fa impazzire le ragazzine, si chiama MissBimbo. Funziona così: la fanciulla accede ai vari livelli quanto più ha successo. Se ha un boyfriend ricco, una casa lussuosa, un cospicuo conto in banca. Obiettivi che si raggiungono comprando bei vestiti, frequentando locali esclusivi, andando dal parrucchiere e dal chirurgo estetico, prendendo pillole che fanno dimagrire. La cocaina non c'è. Ma davvero manca solo quella: tra il passatempo preferito di una qualunque quattordicenne dotata di accesso a Internet e l'interrogatorio di un signore che chiamiamo imprenditore e invece sfrutta le ragazze, che differenza c'è Vietato non rispondere.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

 Aquilarossa696

commenti (8) / Read More

lunedì 28 settembre 2009 / in:

Scajola si dimetta

Diego Garcia firma l'appello lanciato da Articolo 21, affinchè il Ministro Scajola rassegni le proprie dimissioni dopo il pericoloso attacco alla libertà di stampa e di informazione con l'apertura di un'istruttoria contro Annozero.

"I sottoscritti cittadini non solo hanno visto Anno Zero ma vogliono continuare a vedere anche le trasmissioni che non piacciono al presidente del Consiglio e non hanno intenzione alcuna di rinunciare alla libertà di scelta e all'Art.21 della Costituzione. Per queste ragioni ritengono gravissima ed illegittima la decisione del ministro Scajola di aprire un'istruttoria per intimidire giornalisti ed autori. Si tratta di un atto che ci offende. E per questo riteniamo indispensabile reclamare le dimissioni di un ministro più attento alle ragioni del conflitto di interesse che non all'interesse generale. Chiediamo infine alle autorità istituzionali e di garanzia di esercitare la più rigorosa e preventiva vigilanza affinchè quello che sempre più si configura come un autentico "colpo di stato mediatico" non possa andare a compimento. In questo momento a nessuno può essere consentito di far finta di non vedere, di non sentire e di non capire. Primi firmatari: Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita, Federico Orlando, Tommaso Fulfaro, Stefano Corradino, Giorgio Santelli, Redazione di Articolo21"
tratto da Articolo 21


FIRMA L'APPELLO

mirco_siri

commenti (9) / Read More