
Questo articolo è tratto da "Il Manifesto" del 12 Ottobre 2004:
Diego Garcia, paradiso venduto da sua maestà.
Deportati altrove per far posto a una base Usa, gli isolani non siarrendono JOHN PILGER. A volte basta una tragedia, un solo crimine per spiegare comefunziona l'intero sistema che si nasconde dietro un'apparentedemocrazia, per aiutarci a capire quanta parte del mondo si dà dafare a favore dei potenti e come sanno mentire i governi. Percomprendere la catastrofe dell'Iraq, e di tutti gli altri Iraqdisseminati lungo la scia di sangue e lacrime della storiaimperiale, è sufficiente soffermarsi sul caso dell'isola DiegoGarcia. La storia di Diego Garcia è sconcertante, quasi incredibile.Colonia britannica nel mezzo dell'Oceano Indiano a metà strada fraAfrica e Asia, Diego Garcia è una delle sessantaquattro isolecoralline dell'arcipelago delle Chagos, un fenomeno di bellezzanaturale e, un tempo, paradiso di pace.I telegiornali ne parlano di sfuggita: «La scorsa notte bombardieriamericani B-52 e Stealth sono decollati verso l'Iraq (ol'Afghanistan) dall'isola britannica disabitata di Diego Garcia».Dietro la parola «disabitata» si celano gli orrori che la videroprotagonista. Negli anni Settanta il ministro della difesabritannico pronunciò questa epica menzogna: «Nei nostri archivi nonc'è traccia né di popolazione né di evacuazione dall'isola».I primi insediamenti a Diego Garcia risalgono alla fine deldiciottesimo secolo, quando oltre duemila creoli vivevano intranquilli e fiorenti villaggi, avevano una scuola, un ospedale, unachiesa, una prigione, una ferrovia, un porto e una piantagione dicopra. Un filmato girato da alcuni missionari negli anni Sessanta miha fatto capire perché tutti gli abitanti dell'arcipelago che hoincontrato la definiscono un paradiso; in una sfocata sequenza gliadorati cani degli isolani catturano i pesci della laguna riparatada un tetto di fronde di palma.La fine del paradiso iniziò nel 1961, quando un contrammiraglioamericano sbarcò sull'isola e decise di farne quella che oggi è unadelle basi americane più grandi del mondo. Al momento vi si trovanopiù di duemila soldati, l'ancoraggio di trenta navi da guerra, undeposito nucleare, una stazione satellitare, vie commerciali,locali, un campo da golf. Gli americani la chiamano «Camp Justice».Cospirazione segretaDurante gli anni Sessanta il governo laburista inglese di HaroldWilson cospirò in gran segreto con due amministrazioni americaneper «ripulire» e «bonificare» le isole: queste furono le paroleutilizzate. I documenti rinvenuti nei National Archives diWashington e nel Public Record Office di Londra offrono un clamorosoresoconto delle menzogne ufficiali adottate - menzogne fin troppofamiliari per chi ha raccontato quelle sull'Iraq.Per liberarsi della popolazione il ministero degli esteri britannicoinventò un pretesto: gli isolani erano lavoratori con contratto atempo determinato e potevano essere «rispediti» a Mauritius,distante circa mille miglia. In realtà, molte persone abitavanol'isola da cinque generazioni, come testimoniavano i loro cimiteri.Lo scopo, come scrisse un ufficiale del ministero degli esteri nelgennaio 1966, «è di convertire gli attuali cittadini in residenti(...) temporanei a breve termine».I documenti rivelano anche una dispotica attitudine alla violenza.Nell'agosto 1966 sir Paul Gore-Booth, sottosegretario permanente delministero degli esteri, scrisse: «Non dobbiamo cedere di un passo.Lo scopo dell'operazione era di conquistare degli scogli checontinueranno a essere nostri. Non rimarranno indigeni, a eccezionedei gabbiani». Segue una nota scritta a mano da D. H. Greenhill, poibarone Greenhill: «Insieme ai gabbiani c'è qualche Tarzan e qualcheVenerdì...».Sotto il titolo di «Avallare la finzione», un altro ufficiale esortai colleghi a ridefinire la popolazione come «nomade» e a «stabilireuna regolamentazione in corso d'opera.»Non una parola per le vittime. Un solo ufficiale sembrò paventareun'eccessiva esposizione e giudicò «estremamente inopportunodichiarare, in modo più o meno fraudolento, che quella genteapparteneva a un altro luogo». I documenti dimostrano chel'operazione di copertura fu approvata dal primo ministro e daalmeno tre ministri di governo.«Gassate i cani»All'inizio gli isolani vennero ingannati e indotti ad andarsene. Chisi trovava a Mauritius per cure mediche urgenti non poté ritornare.Mentre gli americani cominciavano ad arrivare per costruire la base,sir Bruce Greatbatch, governatore delle Seychelles incaricatodella «bonifica», ordinò che tutti i cani di Diego Garcia venisserouccisi. Quasi mille animali furono radunati ed eliminati con i gasdi scarico dei veicoli militari americani. «Portarono i cani in unafornace dove lavoravano i nostri», racconta Lizette Tallatte, oggisessantenne, «e mentre i cani ci venivano strappati via sotto gliocchi, i bambini strillavano e piangevano».La gente lo prese come un avvertimento. Chi era rimasto fu caricatosulle navi e poté portare con sé solo una valigia. Si lasciaronodietro le loro case, i mobili, le loro vite. Durante un burrascosoviaggio di sola andata, i cavalli della compagnia della copraoccuparono il ponte, mentre donne e bambini furono costretti adormire su un carico di guano. Arrivati alle Seychelles, vennerocondotti a passo di marcia in una prigione sulla collina doverimasero fino al trasferimento a Mauritius. Lì vennero scaricatisulla banchina.Durante i primi mesi di esilio, la lotta per la sopravvivenza fusegnata da frequenti suicidi e morti dei bambini. Lizette ha persodue figli. «Il dottore disse che non poteva curare la tristezza»,ricorda. Rita Bancoult, oggi settantanovenne, ha perso due figlie eun figlio. Racconta che quando il marito seppe che non sarebbero piùpotuti tornare a casa, ebbe un infarto e morì. La comunità di DiegoGarcia fu devastata dalla disoccupazione, dalla droga e dallaprostituzione, fenomeni un tempo sconosciuti. La sua gente haricevuto un risarcimento dal governo britannico solo dopo più di undecennio: meno di tremila sterline a testa, troppo poche per coprirei debiti.Blair, il peggioreIl comportamento del governo di Tony Blair può definirsi per moltiversi il peggiore di tutti. Nel 2000 gli isolani avevano riportatouna storica vittoria presso l'Alta corte, che giudicò illegale laloro espulsione. Ma a poche ore dalla sentenza, il ministero degliesteri dichiarò che gli isolani non avrebbero potuto tornare a DiegoGarcia per via di un «trattato» con Washington - di fatto un accordotenuto segreto dal parlamento e dal Congresso degli Stati uniti.Uno «studio di fattibilità» avrebbe giudicato la possibilità diinsediamento sulle altre isole dell'arcipelago. L'iniziativa è statadefinita dal professor David Stoddart, autorità mondiale sulle isoleChagos, «una complessa e inutile sciarada». Lo «studio» non haconsultato neanche un isolano e ha rilevato che le isolestavano «sprofondando», una bella novità per gli americani chestanno costruendo sempre più infrastrutture; la marina degli Statiuniti arriva a descrivere le condizioni di vita come «incredibili».Nel 2003, nel corso di un'altra ormai famigerata causa presso l'Altacorte, gli isolani si videro negare anche il risarcimento. La cortepermise all'avvocato del governo di aggredirli e umiliarli durantele loro deposizioni mentre il giudice Ousley parlava al plurale,come se la corte e il ministero degli esteri formassero un'unicafazione. Lo scorso giugno il governo si è appellato a un'anticaprerogativa reale per annullare la sentenza del 2000. È statoemanato un decreto che bandisce per sempre gli isolani dalla loroterra. Quarant'anni fa lo stesso potere totalitario decretò insegreto la loro espulsione. Blair se ne è servito per autorizzarel'attacco illegale all'Iraq.Guidati da un uomo fuori dal comune, l'elettricista OlivierBancoult, e supportati dal tenace e valente avvocato londineseRichard Gifford, gli isolani sono pronti ad affrontare la corteeuropea e ad andare anche oltre. L'articolo 7 dello statuto delTribunale penale internazionale descrive la «deportazione o iltrasferimento forzato di popolazioni (...) con l'espulsione o altriatti coercitivi» come un crimine contro l'umanità. Mentre ibombardieri di Bush decollano dal loro paradiso, la gente delleisole Chagos, afferma Olivier Bancoult, «non permetterà che sicommetta questo crimine. Il mondo sta cambiando; vinceremo»
Aquilarossa & Mirco_siri












3 commenti:
ho linkato questo articolo sul mio blog....spero non ti spiaccia.....bisogna diffondere! ciao
Ciao glieah! Cono felice che tu abbia linkato questo articolo che spiega perchè esistiamo!
Magari scrivi l'indirizzo del tuo blog, verrò volentieri a visitarlo così come hai fatto tu!
In effetti perchè serve Diego Garcìa?
I B-2 possono decollare dalla base nel Missouri e colpire in tutto il mondo, per non parlare del fatto che Guam da sola copre abbondantemente tutte le esigenze strategiche in Asia.
Diego Garcìa poi non serve per l'area balcanica o mediorientale: D'Alema insegna che c'è Aviano, poi per le basi strategiche non aeree la Grecia (Creta) offre un'alcova meravigliosa per i sommergibili nucleari.
Per le basi-caserma bastano la Germania e, Prodi insegna, anche Vicenza non dà fastidio ad alcun governo (che nessuno ha mai veramente minacciato di far cadere su Vicenza, strani parlamentari pacifisti).
A che serve ancora Diego Garcìa?
...se ad esempio bastano quelle dell'Uzbekistan (quella repubblica ex-sovietica che secondo l'esperto giulietto Chiesa non avrebbe mai e poi mai concesso le basi agli USA: quando si dice l'esperienza...);
...se ad esempio ancora, bastano quelle in Turchia e in Iraq e in Bahrein...
Insomma a che serve Diego Garcìa se abbiamo basi un po' dovunque?
Aspettate un attimo e se invece proponessimo il cambio?
Diego Garcìa al posto di tutte le altre basi!
Certo, e perchè magari invece nessuna base affatto?
E' sempre un territorio britannico ma nessuno, dico nessuno lo cita mai, eppure in barba a un trattato internazionale, in barba alla scadenza, fatta anticipare in maniera cortese ma ferma, BERMUDA ha chiesto e ottenuto di chiudere la base aeronavale americana.
Senza tanti clamori e senza tanti striscioni, cori o molotov:
forse è per questo che non esiste un blog "Bermuda"?
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